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Quando si parla di sicurezza sul lavoro immediatamente la nostra mente va a una serie di normative complicatissime tra regole, procedure e misure preventive da adottare per rendere più sicuri i luoghi di lavoro. L’obiettivo è quello di evitare o ridurre al minimo l’esposizione dei lavoratori ai rischi legati all’attività lavorativa per evitare infortuni, incidenti o malattie professionali.

L’azienda deve quindi dotarsi di tutti gli strumenti adeguati per fare attività di prevenzione e il complesso normativo della sicurezza sul lavoro è molto ampio; in generale il datore di lavoro deve tutelare i dipendenti con una continua e attenta valutazione dei rischi, provvedere alla sorveglianza sanitaria e collaborare con RSPP (Responsabile del servizio prevenzione e protezione) e RSL (Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza).

La sicurezza sul lavoro però non si deve limitare a una mera consulenza tecnica, ma vuol dire accompagnare le aziende a una svolta culturale a favore della produttività.

L’armonia aziendale influisce sulla prevenzione dei rischi

Quando si fa una valutazione dei rischi all’interno dell’azienda non bisogna quindi considerare solo le normative tecniche e non ci si può limitare alla compilazione di moduli ma anche considerare i rapporti interpersonali e l’atmosfera generale. Situazioni negative in azienda possono infatti portare a: stress, distrazioni che causano incidenti sul lavoro, la nascita di ambienti di lavoro difficili, mobbing e disaffezione all’azienda.

È necessario quindi affrontare un sistema di gestione globale dell’azienda per la sicurezza dei lavoratori e la creazione di un ambiente salubre in cui i dipendenti possano lavorare in serenità all’interno di spazi confortevoli.
Ecco perché a volte si interviene proprio anche sugli ambienti fisici: gli spazi, i colori, le luci, gli arredi sono tutti elementi che, se curati in un certo modo, contribuiscono al miglioramento delle condizioni lavorative e quindi alla soddisfazione del dipendente.
Maggiore soddisfazione porta un minore carico di stress, meno stress porta le persone a lavorare con maggiore passione e attenzione anche nel rispetto dei colleghi e in un’ottica di collaborazione.

La sicurezza sul lavoro e l’ambiente lavorativo sono quindi strettamente collegate tra loro e, a loro volta, legate dalla componente umana che deve essere l’elemento di valutazione più importante quando si parla di rischi.

I lavoratori devono quindi essere messi nella condizione di lavorare bene, le componenti aziendali devono muoversi in un clima di collaborazione collettiva e le condizioni igienico-sanitarie devono essere tali da avere un ambiente di lavoro non solo pulito ma anche confortevole.

La formazione tecnica affianca la psicologia comportamentale

È ormai appurato da diversi studi che la sola formazione tecnica non è sufficiente quando si parla di sicurezza sul lavoro; la stessa deve appunto essere affiancata dalla psicologia comportamentale perché lo stress da lavoro correlato dipende dal benessere psico-fisico della persona.

È chiaro che un clima aziendale non adeguato, una mancata partecipazione alla vita aziendale, angherie interne, insoddisfazione generale e situazioni di prevaricazione tra colleghi possono ovviamente portare al mobbing o, nella peggiore delle ipotesi al burnout, un vero e proprio logorio psicofisico ed emotivo.

Allo stesso modo una persona stressata o non soddisfatta all’interno di un ambiente di lavoro è più facilmente distratta e, di conseguenza, più facilmente soggetta a infortuni e malattie professionali. La disaffezione al lavoro e altre problematiche di carattere relazionale all’interno del gruppo organizzativo porta inoltre a un maggior assenteismo in azienda; ecco perché un datore di lavoro è tenuto non solo, ancora una volta, a rispettare le normative obbligatorie per legge, ma anche a monitorare e rilevare eventuali manifestazioni di malessere personale all’interno dell’ufficio che possono portare a situazioni più gravi.

Le caratteristiche di un datore di lavoro attento

I consulenti aziendali si sono sempre occupati della norma e molto poco della causa che ha portato a un incidente; è invece molto importante indagare a monte cosa ha scatenato un comportamento ostile al lavoro.

Ecco perché il primo interlocutore in azienda deve essere sempre il datore di lavoro, la prima anamnesi della situazione viene fatta sulla sua persona e sulla sua capacità di guidare il team aziendale. È importante fargli capire che tutto ciò che si va a migliorare all’interno della sua organizzazione è un investimento finalizzato a far star meglio i lavoratori i quali, se sono più attenti, concentrati, sereni e partecipi lavorano meglio e producono di più.
Ciò che il datore di lavoro deve recepire quindi, non riguarda solo l’adeguamento alle normative tecniche ma anche il concetto di “benessere aziendale”.
Un imprenditore che guarda ai propri dipendenti come a delle risorse che sono il motore propulsore di tutta l’organizzazione da far star bene ha sicuramente queste capacità:

  • Rispetto
  • Ascolto
  • Osservazione
  • Capacità di mettersi in discussione

L’imprenditore è sempre responsabile

Quando si parla di sicurezza in azienda è inoltre importante far notare all’imprenditore la sua responsabilità sia in caso di infortunio, se non ha messo il lavoratore nelle condizioni di lavorare secondo quanto la normativa prevede; sia in caso di mobbing e altro tipo di situazioni critiche dal punto di vista caratteriale, comportamentale e psicologico.

Aiutare le aziende a risolvere questioni lavorative interne quando ne hanno veramente bisogno e non solo quando c’è da compilare un modulo e fare una certificazione o un corso di formazione obbligatorio, vuol dire acquisire un rapporto fiduciario tale da essere considerato molto più di un consulente esterno.
Perché se non hai un buon clima aziendale interno, puoi avere anche tutte le certificazioni a norma, che ti si presenteranno sempre e comunque infortuni, stress da lavoro e assenteismo con conseguente perdita di produttività.

In questo sta il grande elemento differenziante tra chi compila certificazioni e chi fa una consulenza con una visione ampia della situazione aziendale da un punto di vista normativo, ambientale e psicologico.

Marzia Zambelli – Partner Conver-go
CSAI srl

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Non sono solo le grandi aziende o istituzioni a subire attacchi informatici, una ricerca condotta dall’Università del Maryland rileva che qualsiasi computer connesso a una rete internet è potenziale preda del crimine informatico.
I numeri sono spaventosi e la sicurezza informatica riguarda tutti.
Si stima infatti che ogni computer riceve in media 2244 attacchi informatici al giorno e che nel mondo ci sia un attacco hacker ogni 39 secondi.
Secondo l’autorevole Security Magazine, la maggior parte degli attacchi avviene tramite dei semplici software che vanno alla ricerca delle più comuni password utilizzate per avere una porta d’ingresso al computer.
Il Crimine informatico è una delle sfide più grandi contro cui l’umanità si trova oggi a combattere, esso infatti sta rapidamente diventando più redditizio del commercio illegale di droga. La lotta al crimine informatico arriverà a costare nel 2021 6 trilioni di dollari, il doppio rispetto al solo 2015 (Fonte Cyber Magazine).
Non si tratta solo di avere un antispam, un antivirus o di fare un back up ogni tanto, è necessario agire preventivamente in termini di cybersecurity in modo da riuscire a individuare e bloccare gli attacchi informatici o ripristinare i dati velocemente in caso di accesso hacker.
I recenti attacchi informatici avvenuti in Cefla e in Bonfiglioli Riduttori sono noti a tutti e hanno creato a entrambi i gruppi, danni milionari a causa del forzato blocco che le ha viste interrompere le attività per giorni rimandando i dipendenti a casa mentre pool di esperti informatici lavoravano giorno e notte per riuscire a riappropriarsi dell’azienda bloccando e buttando fuori gli hacker senza il pagamento di alcun riscatto.

LA SICUREZZA INFORMATICA IN AZIENDA TRA ATTACCHI HACKER E DANNEGGIAMENTI FORTUITI

Quali sono i dati che possono essere rubati o tenuti sotto scacco all’interno di un’azienda?
Non parliamo solo dei dati personali di dipendenti, clienti e fornitori ma anche degli archivi dei gestionali, della posta elettronica ma anche e soprattutto dei dati progettuali e dei brevetti il cui furto potrebbe minare la solidità e la vita dell’azienda stessa.
Qualsiasi comunicazione che avviene attraverso una rete Wifi che sia una navigazione web, l’accesso a piattaforme social o lo scambio di messaggi tramite applicazioni come Whatsapp e Telegram, trasmette dei dati sensibili ed è soggetta a sicurezza informatica. I telefoni, come i dispositivi per la realtà aumentata che sono costantemente connessi alla rete sono i devices più vulnerabili in questo senso perché più esposti e in genere meno protetti di un’infrastruttura interna all’azienda.

Quando parliamo di sicurezza informatica, non parliamo solo di protezione dal crimine ma anche di protezione rispetto a eventi fortuiti come un server che si rompe o fenomeni atmosferici estremi come un terremoto che distrugge l’azienda e con essa tutto ciò che vi è all’interno.
Nel primo caso l’azienda rischia di ritrovarsi bloccata a causa del mancato accesso al gestionale con cui vengono organizzati i flussi di lavoro e tutto il processo interno e esterno; nel secondo ci troviamo di fronte a un’azienda che perde tutti i dati se non ha fatto un preventivo backup su un server esterno da cui poter recuperare tutta la storia aziendale e poterla far ripartire dopo la ricostruzione.

QUANTO VALGONO I TUOI DATI?

A volte non ci si rende conto di quanti dati vengono scambiati ogni giorno e allora rifacciamoci di nuovo ai numeri.
Da un rapporto del traffico internet di Cisco, l’intero universo digitale è grosso modo composto di 44 zettabytes, che è come dire 40 volte il numero di stelle osservabili nell’universo. Ogni giorno vengono pubblicati 500 milioni di tweet, vengono inviate 294 miliardi di mail, creati 4 petabytes di dati solo da Facebook e su WhatsApp si stimano 29 milioni di messaggi scambiati ogni 60 secondi.
Questi sono tutti dati che potenzialmente possono essere rubati o persi, pertanto necessitano di protezione.

La domanda che ogni azienda dovrebbe quindi farsi è proprio questa: quanto valgono i tuoi dati aziendali? Quanto ti potrebbe costare fermare l’intera azienda per giorni? Che valore dai al tuo processo aziendale?
Cefla ha stimato il danno in 2,5 milioni di euro al giorno.
Inoltre quando queste grandi aziende subiscono un attacco di questo tipo, viene immediatamente richiesto un riscatto che deve essere pagato in 72 o 100 ore altrimenti la chiave di accesso ai server bloccati viene cancellata definitivamente e mai nessuno potrà ripristinare i file. Il pagamento del riscatto, oltre che andare ulteriormente a rimpinguare le tasche di questi criminali, spesso non garantisce l’invio del codice di accesso, per questo è importante intervenire tempestivamente.
La sicurezza informatica non riguarda solo le grandi aziende ma qualsiasi organizzazione e struttura che conserva e scambia dati.

COME GESTIRE IN MODO CORRETTO LA SICUREZZA INFORMATICA

Ogni situazione va valutata attraverso un check e un’analisi delle priorità. È normale che se sei già sotto attacco la priorità sarà quella di individuare l’hacker, bloccarlo nel più breve tempo possibile per fare in modo che non si diffonda all’interno e buttarlo fuori; in una situazione di normale gestione invece si può pensare di lavorare per prevenire e proteggere.
Impedire totalmente gli attacchi informatici è praticamente impossibile perché delle porte di accesso sono sempre presenti.
La cosa importante è creare un sistema di protezione che monitori costantemente il perimetro esterno all’azienda e ogni device interno al fine di riuscire a individuare per tempo il malware e respingerlo all’entrata.

Per aumentare i livelli di sicurezza informatica le certificazioni creano degli standard di applicazione che spesso però non sono sufficienti per la protezione di strutture più complesse.
L’analisi dell’organizzazione aziendale viene fatta proprio per individuare il prodotto o il mix di prodotti necessari per la sicurezza dei dati, l’ambito di applicazione di ognuno di essi e le modalità di intervento.
Identificare e conoscere la problematica infatti non basta, i grandi elementi differenzianti in questo settore sono dati dall’esperienza, dall’applicazione della conoscenza e soprattutto da una divisione di ricerca interna che monitora, studia e analizza continuamente i nuovi prodotti che escono sul mercato puntando all’individuazione di quelli meno conosciuti che consentono di contrastare al massimo ogni forma di decriptazione utilizzata. Ogni prodotto ha delle specificità per il controllo e la difesa dei dati in modo proprio e lo fa cercando di ridurre il più possibile le porte d’ingresso all’infrastruttura aziendale.
A questa continua innovazione mirano le strutture specialistiche come Gendata, il cui impegno è teso a contribuire alla tranquillità delle aziende.
Di fronte a certi dati, seppur allarmanti, non bisogna spaventarsi, ma è fondamentale averne consapevolezza di modo da agire preventivamente mettendo in opera tutti gli strumenti a nostra disposizione per la sicurezza informatica dei dati così da riuscire a governare l’attacco informatico prima, durante e dopo in caso di necessità.

Luca Brighenti – Partner Conver-go
GenData – Prodotti e Servizi per la protezione dei dati

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Che cos’è un’impresa di famiglia?
Un’azienda in cui c’è un imprenditore e uno o più familiari coinvolti all’interno di essa ma anche un imprenditore che ha una sua famiglia e quindi un interesse familiare di qualunque tipo;  le sue scelte strategiche saranno costantemente condizionate da eventi esterni all’impresa.

L’impresa di famiglia va considerata nel senso più ampio del termine come una persona giuridica complessa in cui sono coinvolti più individui che gravitano intorno all’imprenditore.
Spesso nelle PMI l’imprenditore è un “Ranger Solitario”: l’unico che prende le decisioni, l’unico che gestisce l’azienda, l’unico che ha la responsabilità del suo andamento. Il Ranger Solitario è colui che non vuole mai mollare, pertanto è un imprenditore che non pianifica la sua uscita dall’azienda e non si pone il problema della valorizzazione dei manager che facciano più o meno parte della famiglia.

Quando nasce il conflitto familiare e come gestirlo

Nella fase del passaggio generazionale spesso vengono alla luce quei conflitti interni rimasti sopiti per lungo tempo per il quieto vivere ma, quando l’imprenditore si appresta a lasciare l’azienda, ecco che anche chi ha sempre lavorato nell’ombra pretende giustamente il riconoscimento di un ruolo che non gli è mai stato accordato.
Nella seconda generazione poi si trovano nuovi nuclei familiari che fanno nascere ulteriori conflitti perché ognuno tende a proteggere il proprio ambito.

Da questo grafico si può evincere come all’interno di un passaggio generazionale vengano coinvolte diverse sfere: l’attenzione al patrimonio, le scelte strategiche aziendali e le esigenze familiari. Ognuna di queste dimensioni ha un suo percorso e non è mai statica ma evolve nel tempo, per cui il mantenimento dell’equilibrio tra questi ambiti deve essere costantemente gestito.

Il passaggio generazionale non è solo un processo interno dell’azienda ma una fase che coinvolge tutti i componenti della famiglia e tutte le persone direttamente o indirettamente coinvolte, dipendenti e collaboratori compresi.
Dare il giusto supporto a ognuno è quanto mai fondamentale al fine di mantenere un equilibrio interno e non degenerare nel collasso aziendale, la cui attività nel frattempo deve continuare a progredire a corretto regime.
Oltre ai professionisti che lavorano regolarmente a fianco dell’imprenditore, come commercialisti, avvocati e notai, la figura del mediatore familiare aiuta a sciogliere i nodi organizzativi ed emotivi per arrivare alla soluzione del conflitto che riguarda: la corretta definizione dell’asse ereditario, la ripartizione delle quote e il riconoscimento dei contributi non valorizzati.
Gli incontri avvengono in genere attraverso riunioni di gruppo ma anche colloqui individuali al fine di chiarire le aspettative e mettere a fuoco i problemi sottostanti al conflitto familiare.

Definire i nuovi ruoli e attivare i passaggi di consegna

Il passaggio generazionale non riguarda solo la discendenza da padre in figlio ma più in generale le deleghe e i nuovi ruoli che devono essere assegnati ai nuovi manager. Se tutto è sempre girato intorno all’imprenditore ma non c’è una vera e propria struttura organizzativa ma solo degli operativi che eseguono, l’azienda rischia di morire con l’imprenditore.
Non solo è difficile per lui decidere di mollare e imparare a delegare, allo stesso modo sarà difficile anche per coloro che dovrebbero assumersi delle nuove responsabilità riuscire a farlo quando non sono mai stati abituati ad assumersi la responsabilità delle decisioni .
Quando entra in azienda un manager preparato che sa esattamente come muoversi ma si scontra con l’imprenditore in quanto nasce un conflitto di conoscenza, generazione e cultura, spesso il primo viene buttato fuori se il conflitto non viene correttamente gestito.

Gestire la formazione, la crescita e le competenze

Nel momento in cui sarà nominato il nuovo manager, per prima cosa sarà necessario fare un check up della situazione al fine di mettere in evidenza le capacità, le competenze e le necessità di sviluppo professionali. Bisognerà individuare quindi la formazione specifica di cui avrà bisogno al fine di poter assumere la guida dell’azienda con consapevolezza. Il suo back ground e il suo approccio sarà verosimilmente molto diversi da chi l’ha preceduto anche solo per la distanza generazionale fra i due.

Il nuovo imprenditore in genere inoltre non ha mai avuto esperienza nella gestione delle persone avendo, fino a quel momento, sempre occupato ruoli tecnici. Prioritario diventa quindi anche riuscire a farlo accettare, all’interno dell’azienda, nel suo nuovo ruolo dirigenziale attorno a cui si deve stringere una squadra di manager e collaboratori con cui condividere il nuovo percorso. Fare squadra diventa un fattore essenziale.

Accompagnare la nuova classe dirigente a insidiarsi alla direzione dell’azienda portando innovazione ma anche valorizzando tutto quanto è stato fatto, è di fondamentale importanza. Introdurre un approccio più manageriale con una logica che non vada a disfare tutto quanto è stato realizzato  sta alla base di una corretta gestione del passaggio generazionale in azienda.

Il 60%  delle aziende che passano alla seconda generazione spesso falliscono perché le persone non condividono gli obiettivi e il nuovo imprenditore, volendo apportare innovazione e una sua personale impronta manageriale vuole disfare tutto quanto è stato portato avanti fino a quel momento.

La capacità del nuovo imprenditore starà nel riuscire a mantenere il giusto equilibrio tra disintegrazione interna e integrazione esterna. Come creo il consenso? Come gestisco le persone? Come organizzo le riunioni? Lo sforzo verso l’interno deve essere tale per cui il nuovo manager riesce a far muovere il Team verso l’esterno.

La pianificazione del passaggio generazionale come asset strategico all’interno dell’azienda

Farsi trovare impreparati di fronte a questa scadenza che necessariamente ad un certo punto arriverà non è quindi strategico per il successo dell’azienda. 

La pianificazione deve essere messa in atto come processo di medio e lungo periodo al fine di calendarizzare i passaggi di consegna, i nuovi asset societari, i nuovi ruoli, la formazione e la nuova organizzazione interna.

È una fase molto delicata della vita aziendale che ne può decretare la crescita e il successo oppure il declino e la morte.

 

Bettina Di Nardo – Partner Conver-go
Consulente direzionale e Mediatrice Familiare

 

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La corretta manutenzione delle coperture ti fa risparmiare denaro nel lungo periodo; non è un costo ma un investimento per la salvaguardia del tuo immobile o del tuo capannone industriale. La salute dell’azienda e delle persone che ci lavorano passa anche dai suoi elementi strutturali.

Da anni impegnati nella consulenza edilizia e dei trattamenti impermeabilizzanti delle coperture di aziende ed edifici privati e pubblici, il nostro lavoro è sempre più orientato a fare prevenzione attraverso la corretta manutenzione delle aree onde evitare di arrivare al collasso.
Gli immobili infatti sono costantemente esposti a sollecitazioni ordinarie e straordinarie date dagli agenti atmosferici conseguenza anche dei cambiamenti climatici.

Non tutte le aziende appaltatrici realizzano lavori edili a regola d’arte e spesso usano materiali scadenti per riuscire ad acquisire le commesse a discapito della qualità e durata dei lavori eseguiti.
Spesso veniamo infatti chiamati a valutare la situazione in essere per un check up dell’area e non sempre è necessario rifare totalmente la copertura, anche se spesso il contatto avviene proprio perché l’azienda ha già verificato perdite e infiltrazioni senza sapere esattamente da dove arrivano.
La differenza dei materiali usati per le impermeabilizzazioni viene data anche dalla destinazione d’uso futura del tetto; tante volte per risparmiare si usa una tipologia di materiali non adatti, per esempio, alla realizzazione di giardini pensili causando una durata della copertura di molto inferiore a quello che dovrebbe essere.

Per questo motivo, inseriamo sempre la programmazione di un calendario di manutenzione preciso all’interno dei nuovi progetti di impermeabilizzazione da noi eseguiti, spesso richiesti anche dalle agenzie d’assicurazione oltre che previsti dalla normativa UNI 11540. Tale normativa specifica le modalità di mantenimento del bene, le informazioni per una corretta manutenzione e le fasi e i tempi di ispezione della copertura nella sua vita utile.
Per dare un servizio completo e di maggiore qualità ai nostri clienti sui grandi interventi inseriamo un programma di manutenzione per i primi 3 anni e una postuma inclusa nel contratto proprio perché abbiamo la certezza che il nostro lavoro è garanzia di grande qualità e il committente si sente maggiormente tutelato.

In cosa consiste il Check-up delle coperture impermeabilizzanti

La prima fase della valutazione che andiamo ad eseguire nel nostro primo contatto consiste in un vero e proprio check up attraverso un’attenta valutazione visiva dell’area con la redazione di una relazione, completa di immagini fotografiche delle aeree critiche, che viene lasciata all’azienda per presa visione.

Il check up consiste nella verifica di:

  • presenza di elementi estranei
  • lo stato della guaina: raptazione
  • scarichi liberi e non otturati
  • impianti di condizionamento posti sulla copertura
  • pannelli solari che possono causare lo schiacciamento della copertura
  • stato delle bandinelle perimetrali dove il silicone a copertura delle borchie tende col tempo a venire via causando infiltrazioni
  • all’occorrenza ricerca perdite conclamate con gas traccianti

La manutenzione: tempi e modalità

Non esiste una regola scritta rispetto alla cadenza della manutenzione preventiva che deve essere eseguita, ogni edificio ha delle sue specificità e delle variabili da tenere in considerazione che possono dipendere da diversi elementi:

  • stato e anzianità della struttura
  • area geografica in cui si trova
  • vicinanza ad alberi o aree verdi che possono creare disturbo e sporco
  • aree particolarmente soleggiate con temperature mediamente alte
  • aree particolarmente ventose o con cambiamenti climatici drastici che incidono sulle sollecitazioni dei materiali

A fronte di tutte queste variabili e a seconda delle situazioni è importante fare la manutenzione della copertura in media una o due volte l’anno.

Dove sono presenti le coperture impermeabilizzanti?

Le coperture impermeabilizzanti riguardano un numero molto grande di utenti.
Sono infatti interessati a gestire una corretta manutenzione dei tetti per la salvaguardia degli interi edifici entità quali:

  • aziende: uffici e capannoni industriali
  • edifici pubblici: uffici, scuole, università, ospedali
  • edifici privati: condomini, garage, terrazzi, ville

La prevenzione evita come sempre problematiche ben più grandi e salvaguardia la salute delle strutture per lungo tempo se fatte periodicamente e affidate a dei professionisti.

Sapevi che il check-up del tuo immobile è un servizio che facciamo in modo gratuito? Piuttosto che aspettare di avere una perdita, inizia subito a valutare l’età della tua impermeabilizzazione.

S.c. srl-Partner Conver-go
Impermeabilizzazioni civili e industriali
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Con la giusta analisi e diversificazione è possibile.

Sfatiamo un mito, non servono grandi patrimoni finanziari per diversificare i propri investimenti e fare un’analisi accurata; al fine di avere una giusta serenità economica è oggi quanto mai necessario.
Anche i piccoli imprenditori o gli impiegati, pur a volte non rendendosene conto, dovrebbero fare una valutazione del proprio stile di vita e di una pianificazione degli investimenti per avere un patrimonio finanziario che gli consenta di avere la giusta copertura economica in qualsiasi fase del proprio ciclo di vita e carriera lavorativa.

Il tanto caro mattone a cui il cittadino italiano è da sempre legato è da considerare un investimento meno conveniente del passato se escludiamo l’acquisto della prima casa in quanto, in questo periodo storico, l’offerta è di gran lunga maggiore della domanda (siamo tra i principali proprietari di case al mondo) e il valore di questo asset sul mercato italiano è tendenzialmente stabile o in discesa.
Dal 2008 il numero dei morti in Italia ha iniziato a superare il numero delle nascite creando una dinamica demografica sfavorevole che riduce sempre più l’effetto di spinta sul mercato del mattone e che libera patrimonio abitativo a favore degli eredi.
La ricchezza familiare media inoltre è diminuita dal 2010 e si è fortemente ridotto il numero di persone che comprano casa per loro stessi a causa della ridotta bancabilità degli italiani.

Ricordiamo poi che i giovani preferiscono non essere legati a una residenza fissa ma essere liberi di muoversi e spostarsi senza vincoli di alcun tipo, per questo sono portati a scegliere l’affitto piuttosto che l’acquisto.
La generazione dei millennial preferisce l’utilizzo rispetto al possesso non solo per le case ma anche per tanti altri servizi come telefoni, computer e macchine; oggi infatti esistono numerose possibilità di noleggio, car sharing e condivisione che una volta non esistevano e che stanno cambiando le abitudini delle nuove generazioni che preferiscono spendere i loro risparmi in modo diverso.

Consideriamo inoltre che l’incidenza del prelievo fiscale in aumento e i maggiori costi gestionali sfavoriscono l’acquisto e la detenzione dell’immobile; inoltre la riforma del catasto italiano e il probabile inasprimento delle aliquote di successione non giocheranno a favore.

In ottica di valutazione di portafoglio è quindi importante considerare tutti gli aspetti.

L’analisi del patrimonio finanziario serve quindi ad evitare concentrazioni e a portare la propria ricchezza finanziaria complessiva nel giusto equilibrio per avere un portafoglio adeguato che consenta di far fronte a qualsiasi necessità. Avere il 70-80% di patrimonio immobiliare sul totale del patrimonio finanziario è quindi eccessivo.
Gli investimenti immobiliare oggi non sono più così convenienti come anni fa sia per un discorso di tassazione che di gestione: dare una casa in affitto o metterla su nuove piattaforme tipo Airbnb vuol dire avere una gestione burocratica di incasso, di spese di manutenzione ordinaria e straordinaria e un rischio di morosità degli inquilini che non esonera il proprietario dal pagamento delle imposte in caso di mancata riscossione.

Anche una famiglia il cui reddito proviene da lavoro dipendente e possiede una casa dovrebbe fare questo tipo di valutazione del proprio patrimonio finanziario al fine di riuscire a programmare un piano di investimenti che gli consenta da un lato di accantonare ricchezza e dall’altro di non avere concentrato la propria stabilità finanziaria in un immobile da cui difficilmente ci si può svincolare causando anche un abbassamento della qualità della vita.

Allo stesso tempo è sbagliato anche il contrario, ci sono persone molto benestanti che vivono in affitto a costi molto elevati concentrando gran parte della loro ricchezza in operazioni finanziare perché storicamente sono state abituate a vivere con i rendimenti dei titoli di stato che gli consentivano di re-investire e accumulare il capitale; ma la prima casa va sempre considerata un’esigenza primaria.

Come è possibile diversificare gli investimenti?

Facciamo un esempio: una famiglia che ha una ricchezza complessiva di € 300.000 suddivisa tra una casa che vale 250.000 e 50.000 di liquidità senza altri debiti è finanziariamente equilibrata, soprattutto se accantona dei risparmi per crearsi un’ulteriore riserva.
A volte però capita che questo tipo di cliente chieda un mutuo alla banca per comprare un altro immobile e metterlo a reddito per una vecchia cultura economica che però oggi non funziona più.

In quest’ottica diversificare gli investimenti non solo deve essere possibile ma anche necessario proprio per non ritrovarsi con un patrimonio finanziario che è strettamente vincolato alla propria abitazione.

Ecco quindi che la ricchezza complessiva va cubata per non creare delle sproporzioni e diversificata il più possibile in questo modo:

  1. Immobile 1° casa
  2. Investimenti finanziari
  3. Materie prime
  4. Oro
  5. Oggetti d’arte

Anche all’interno degli stessi investimenti finanziari poi bisognerebbe andare ulteriormente a diversificare in base alla propria propensione al rischio: azioni, obbligazioni e liquidità sul conto devono far parte della propria ricchezza finanziaria.
In che misura? La risposta è: dipende. I fattori da tenere in considerazione sono vari e vanno valutati insieme al consulente, non per ultimo bisogna ragionare in base all’età.

Il lavoro che viene fatto è quasi da psicologici al fine di riportare i clienti su un aspetto razionale di distribuzione delle ricchezze. Sembra una banalità sulla carta ma nella vita reale questo non viene quasi mai fatto.
Le scelte sono diverse e condizionate dai periodi storici e spesso le persone non hanno in mente degli obiettivi e non hanno neanche la percezione dei loro risparmi, dei loro redditi e delle possibilità che questi gli offrono.
Capire le esigenze e valutare ciò che è conveniente per il cliente fa parte del lavoro del consulente e spesso non corrisponde a ciò che il cliente desidera in quel momento perché condizionato da scelte emotive e familiari e non dalla visione d’insieme e da uno sguardo razionale al mercato.

Sapevi che è possibile fare una valutazione del proprio patrimonio finanziario in modo del tutto gratuito?
Avere la consapevolezza della propria condizione patrimoniale è il primo passo verso un maggior benessere economico.

Gian Luca Cardarelli-Partner Conver-go
Consulente Finanziario
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La ricchezza di una Community sta nel suo sapere!

Se ti sei mai chiesto perché far parte di una Community senza riuscire a trovare una ragione allora noi abbiamo una risposta.

Negli ultimi anni c’è stato un proliferare di nuove Community on line e off line e scegliere di quale far parte a volte è davvero difficile e soprattutto spesso si rinuncia a causa dei tanti, troppi impegni già inseriti in agenda.
Alcune Community nascono da formatori o professionisti particolarmente esperti nel loro settore che possono condividere il loro sapere per far crescere gli altri, altre ancora nascono per fedeltà a un brand, altre perché si ha un argomento di interesse comune, non necessariamente di lavoro, e quindi un gruppo con cui scambiarsi suggerimenti e opinioni e via di seguito.

In un continuo passaggio dall’on-line all’off-line senza soluzione di continuità ogni Community porta in sé un principio fondamentale che è la CONDIVISIONE.
La condivisione in senso lato, di sapere, di valori, di crescita, di esperienze, di successi e di momenti di difficoltà.
Tutti abbiamo bisogno di condividere, l’essere umano è un essere “sociale” e non solitario, tutti abbiamo bisogno di confrontarci con qualcuno, di imparare costantemente cose nuove, di ricevere e dare suggerimenti; TUTTI.

 

SCEGLI UNA COMMUNITY DI VALORE

Non so perché dovresti far parte di qualche altra Community, ma sicuramente ti posso dire perché dovresti far parte e fai parte di Conver-go:

  • una rete sul territorio: dove non arrivi tu ci può arrivare qualcun altro e magari proprio la persona che è seduta di fianco a te conosce l’imprenditore che stai cercando di contattare da mesi.
  • un confronto continuo: i professionisti e gli imprenditori della rete si dedicano tempo a vicenda per conoscersi e aiutarsi. Un’idea nuova o la soluzione al tuo problema può arrivare da chiunque.
  • una crescita costante: all’interno di questa Community trovi la formazione giusta per fa crescere il tuo business.
  • punta in alto: questo è uno dei motivi perché incontriamo le grandi aziende; e le grandi aziende ci dedicano spazio e tempo perché sanno che all’interno di Conver-go possono trovare professionisti di valore, loro possibili partner.

 

IL BLOG DELLA COMMUNITY

Uno dei nostri nuovi progetti per l’anno 2020 è il Blog che abbiamo voluto realizzare per dare la possibilità a te che ci stai leggendo, di continuare a sceglierci ogni giorno oppure di venire a trovarci, se non l’hai mai fatto, sicuri del fatto che non potrai più fare a meno di noi!

Noi del Team di Conver-go lavoriamo ogni giorno per migliorare la Community, farla crescere e darle valore affinché le persone che ne fanno parte siano sempre soddisfatte.
Molti nuovi servizi arrivano proprio da voi in uno scambio continuo di informazioni e, ancora una volta, in un processo di continua condivisione.
Sappiamo che partecipare con regolarità è un impegno, per questo cerchiamo di mantenere sempre alta la motivazione di tutti!

Ecco quindi allora i 4 motivi che ci hanno spinto a pensare a un Blog:

  1. CONDIVIDERE il sapere
  2. DIVENTARE un’unica voce AUTOREVOLE
  3. ATTIRARE i TALENTI
  4. ATTIRARE l’interesse delle AZIENDE

 

  1. Condividere il sapere: il blog parlerà dell’attività, del lavoro, dell’esperienza, della conoscenza e della professionalità di tutti i soci. È per questo che i contenuti saranno realizzati in collaborazione con voi affinché ognuno possa imparare a conoscere meglio gli altri e il loro lavoro. Il nostro obiettivo è dare visibilità a tutti affinché possa diventare un ulteriore strumento di business. Se iniziamo a ragionare nell’ottica di Team e non di singoli, le possibilità di partecipazione a progetti complessi si moltiplicano.
  2. Diventare un’unica voce autorevole: per imparare a comunicare il proprio business e dare una visione d’insieme su un gruppo di professionisti dove, ognuno con la sua specializzazione, apporta valore al gruppo in un continuo scambio di conoscenza.
  3. Attirare i talenti: per far crescere la Community. Trasmettere valore vuol dire dare la possibilità ad altri professionisti di conoscerci e cogliere le differenze. Nasciamo apparentemente “uguali” ma cresciamo inequivocabilmente “diversi” da altre Community e la diversità è un grande valore aggiunto!
  4. Attirare l’interesse delle aziende: affinché vedano in Conver-go un bacino di professionisti nei più svariati settori a cui affidare progetti più o meno grandi per sviluppare il loro business o risolvere problemi. Diventare voce autorevole vuol dire avere la certezza di poter trovare all’interno di Conver-go delle consulenze di valore.

Naturalmente tutto questo non lo possiamo fare da soli ma lo realizzeremo con la collaborazione di Maurizia Rimondi che sarà la nostra “ghost writer” di successo e che vi aiuterà a sviluppare degli argomenti molto mirati da trattare e sarà sempre a disposizione per qualsiasi domanda, dubbio o curiosità.
Sarà poi necessaria anche la collaborazione di tutti voi affinché ogni contenuto diventi virale e acquisisca attraverso tutti i canali la visibilità che merita.

Dai primi riscontri ricevuti abbiamo visto un grande entusiasmo rispetto a questo progetto, per cui non ci resta che augurarvi Buon Business 2020 e che questo nuovo anno abbia inizio!

 

Maurizia Rimondi in collaborazione con Dario Argentini – Ceo Conver-go

 

 

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